Comunicato Stampa: Testamento Biologico a Saronno

Mentre il nostro pensiero e la nostra comprensione vanno al popolo leghista, così duramente colpito dalle recenti  vicende che riguardano il suo leader e l’”anello magico” che lo ha soffocato, riteniamo che sia frutto della confusione del momento l’articolo di Angelo Veronesi sulla mozione relativa al registro delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento inizialmente proposta dai Socialisti ed approvata lunedì nel Consiglio Comunale di Saronno.
Le dichiarazioni anticipate di trattamento (abbreviate: DAT) sono, per l’appunto, dichiarazioni che una persona fa, in condizioni di intendere e volere, circa il modo in cui vuole essere trattato dal punto di vista medico quando e se non sarà più in grado di farlo di persona.
Le DAT sono un diritto del  cittadino, come anche la Comunità Europea conferma, e non si capisce l’affermazione secondo la quale sarebbero legate ad una “ ideologia leninista che vede nello Stato l'unico e il solo detentore del diritto di sovranità”; qui si tratta esattamente del contrario: con il registro delle DAT al cittadino è consentito dichiarare quello che lui vuole, non quello che vuole un parente, con il quale magari è in contrasto, oppure un medico sconosciuto che di lui specificatamente nulla sa e nulla importa. E il registro diventa il modo con cui il cittadino può rendere vincolante per i terzi la propria, autentica, volontà.
Piuttosto non vorremmo che il tentativo di bloccare l’introduzione del registro da parte di quelle “forme di autonomie locali che difendono le libertà di espressione del cittadino” fosse, invece, il modo per impedire quella libera e diretta manifestazione di volontà.
Ma se una disposizione di fine vita può essere depositata da un notaio, come sembra accettare Veronesi, perché dovrebbero esserci qualcosa di sbagliato nel depositarla in un registro pubblico? Cosa introduce il registro che già la dichiarazione non contenga?
Mentre il testamento è uno strumento che viene aperto dopo la morte, non prima, il registro delle DAT serve semplicemente per coprire l’arco di tempo che intercorre tra l’incapacità di comunicare e l’eventuale morte, per ricordare la libera scelta di chi non può farlo e per far sì che se ne tenga conto.
Uno strumento, dunque, non un fine o un’ideologia. E nemmeno l’anticamera dell’eutanasia, perché le volontà depositate nel registro possono essere le più varie: alcuni potrebbero chiedere di essere tenuti in vita finché neanche le macchine possano più sostenere neppure una parvenza di vita, e questa richiesta va rispettata, magari a dispetto di parenti che vorrebbero staccare la spina ed ereditare, altri invece vorrebbero dichiarare quali sono i segni vitali in assenza dei quali preferirebbero essere lasciati andare, ed anche questi hanno diritto che la loro voce sia ascoltata.
L’eutanasia non c’entra, ripetiamo.
Forse Veronesi dovrebbe riflettere, invece, sul mito di Frankenstein: oggi le macchine possono fare sempre di più per sostenere una parvenza di vita, ma senza l’anima, o, peggio, tenendola prigioniera, con il rischio che l’arroganza dell’uomo che si trastulla con il proprio giocattolo tecnologico lo porti a volersi sostituire al Dio che, a parole, dichiara di onorare.

Marco Arluno, Segretario Partito Socialista Italiano - Sezione di Saronno


I SOCIALISTI PER LA RESTITUZIONE DEI PROVENTI DELLA LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE

Perché ritorniamo sul tema? Perché senza il recupero fiscale, in Italia non riprenderanno gli investimenti e la
crescita sarà compromessa. Non si tratta, però, come pensa il ministro Passera, soltanto di una battaglia culturale. La lotta all’evasione fiscale ha bisogno di atti concreti. I dati sugli importi medi dei redditi dichiarati
dai lavoratori dipendenti e dai loro datori di lavoro, sono lì a dimostrare quanto sia grande e diffusa l’illegalità nel paese. È un quadro sconfortante! Ma non nuovo.
Si ricorderà che nel 2008 furono messi on line dall’allora ministro Visco i redditi del 2005 degli italiani. Chi ebbe occasione di consultarli, riguardandoli in questi giorni e confrontandoli con il dibattito del presente ne ricava una amarezza enorme. Nulla è cambiato, anzi, verrebbe da dire che la situazione è peggiorata. 
La considerazione vale anche per i saronnesi, ripensando alle dichiarazioni che comparvero fugacemente sulla rete. Il fisco quindi è un’emergenza nazionale e la lotta all’evasione fiscale non è rinviabile. Per condurre la lotta all’evasione fiscale bisogna affinare le strategie di contrasto all’illegalità e conoscere in modo approfondito il fenomeno.
Analisi settoriali per tipologia di contribuenti, interscambi informativi con il sistema allestito dall’Agenzia
delle Entrate, è quanto bisogna incominciare a fare anche a livello locale. La “ReteComuni”, un’associazione di comuni, proposta dall’ANCI, va nella direzione appena ricordata. Anche a Saronno dovremmo incamminarci in questa direzione, se vogliamo che il cambiamento sia
reale. Infine, dichiariamo il nostro programma: restituire ai cittadini, ai contribuenti onesti, i proventi dell’azione di contrasto.